Il montatore arriva alle otto, con il trapano e il metro. Alle otto e venti ha già finito. La presa del forno è dietro il fianco della colonna, lo scarico esce mezzo metro più in là di dove serve, il piano a induzione vuole una linea che dal quadro non parte. La cucina resta imballata in soggiorno.
Prima di ordinare la cucina vanno verificate cinque cose: dove sono gli attacchi esistenti, quanta quota resta per la pendenza dello scarico, quale potenza è disponibile al contatore, se il piano a induzione richiede una linea dedicata, e quali aperture di ventilazione e aerazione servono se resti a gas. Sono verifiche da fare sulla planimetria, non in negozio.
In questa guida trovi le tre norme che governano davvero una cucina — la UNI 7129 per il gas, la CEI 64-8 per l’elettrico, il DM 37/2008per i documenti — tradotte in decisioni: quante aperture servono e quanto grandi, dove possono stare le prese, cosa cambia se allontani il lavello dalla colonna, quanti kW chiede l’induzione, chi firma cosa a fine lavori.
Al termine saprai quali domande fare prima di firmare l’ordine, e quale numero molto citato non sta scritto in nessuna norma — perché la planimetria della cucina la decide il quadro elettrico, non chi te la disegna in negozio.
Gas: quante aperture servono, e perché la cappa cambia il conto
Sono due funzioni diverse, non una. La ventilazione porta dentro l’aria comburente e sta in basso; l’aerazione smaltisce i prodotti della combustione e sta in alto. La UNI 7129-2 le tratta come funzioni distinte, e chiamarle entrambe «il foro» fa perdere di vista che si dimensionano in modo diverso. Quante aperture servano, e di che sezione, dipende poi dagli apparecchi presenti nel locale, dalla loro tipologia e da come vengono evacuati i prodotti della combustione: la configurazione la stabilisce l’installatore abilitato, non una regola valida per ogni cucina.
La sezione si calcola, non si copia: St = K × Q, dove K vale 6 cm²/kW e Q è la portata termica nominale massima complessiva degli apparecchi nello stesso locale. Il minimo è 100 cm², e vale per ciascuna apertura, non per il totale. Gli apparecchi di tipo C, quelli stagni, restano fuori dal conto.
Le quote si misurano al filo inferiore, non al centro: aerazione non sotto 1,80 m, ventilazione non sopra 300 mm. Un foro da 12 cm centrato a 1,80 m ha il filo a 1,74 m: non conforme. Una quota misurata al centro invece che al filo può rendere non conforme un’apertura che sulla carta sembrava a norma.
La cappa cambia il conto. Se nel locale c’è un estrattore elettrico collegato con l’esterno insieme a un apparecchio di tipo B, la sezione va maggiorata perché la velocità dell’aria in ingresso resti sotto 1 m/s: +140 cm² fino a 50 m³/h, +280 cm² fra 50 e 100, +420 cm² fra 100 e 150. Una cappa di media portata può chiedere da sola 280 cm² in più, quasi il triplo del foro minimo.
È la ragione per cui in tante cucine con caldaia di tipo B la cappa «tira benissimo» e la caldaia va in blocco. La norma pretende infatti una prova di tiraggio, con l’estrattore alla potenza massima e l’apparecchio a gas alla nominale massima e minima.
E il foro si misura in sezione netta, non in diametro. Una carota da Ø 100 mm dà 78,5 cm²: sotto il minimo, anche se il numero «100» compare due volte. Le griglie tolgono un altro 30-40%. Se la parete è isolata dall’esterno il passaggio attraversa anche il pacchetto: vale la pena sapere come si comporta la parete se hai un isolamento a cappotto.
Sul tubo vale una regola sopra le altre: la prova di tenuta si fa prima di annegare la tubazione nella malta. Chi chiude prima demolisce due volte. Tre cose invece che nella UNI 7129 non ci sono. Il tubo del gas a 20 cm dai cavi elettrici: quei 20 cm vengono da UNI 9165 e UNI 11528, sulla posa aerea in facciata. I flessibili inox che «scadono a dieci anni»: il punto 7.3 prevede solo il controllo visivo. Il progetto sopra 34,8 kW: la soglia oltre la quale il DM 37/2008 impone che il progetto sia redatto da un professionista iscritto all’albo è 50 kW(art. 5 c. 2 lett. g). Sotto quella soglia il progetto non sparisce: lo redige il responsabile tecnico dell’impresa installatrice.
La distanza dal lavello che la CEI 64-8 non contiene
Non c’è. La CEI 64-8 non fissa alcuna distanza minima fra una presa e il lavello o il piano cottura. Le zone dimensionate esistono solo nella Sezione 701, cioè nei locali con vasca o doccia, e in cucina quella sezione non si applica.
I 60 cm che girano ovunque hanno un’origine precisa: sono la profondità della zona 2 di un bagno, che si estende 0,60 m oltre la zona 1fino a 2,25 m di altezza. Da lì sono migrati in cucina, dove nessuno li ha mai scritti.
Il conto è facile da fare. Su 21 pagine lette per intero che spiegano dove mettere le prese in cucina, cinque attribuiscono a una normauna distanza che la norma non contiene, una la presenta correttamente come pratica installativa, un calcolatore online ne propone 20, di centimetri, dichiarandoli orientativi. Nessuna scrive che la CEI 64-8 non la prescrive. E quando lo stesso «obbligo» vale 60 cm su un sito e 20 su un altro, non è un obbligo.
Che la pratica sia sensata non è in discussione: schizzi e calore ossidano i contatti. Ma è un criterio di progetto, non un requisito di conformità. Il che non toglie nulla alla responsabilità dell’installatore: resta lui a rispondere della regola dell’arte, e può legittimamente rifiutare una posizione che ritiene non sicura, valutando schizzi, calore, accessibilità e istruzioni del produttore dell’apparecchio.
Il dato che cambia davvero la sicurezza della tua cucina non è una distanza: è la lettera stampata sul differenziale. Il vecchio tipo ACnon vede le correnti di guasto pulsanti o continue prodotte dai motori a inverter — induzione, lavastoviglie, lavatrice — e può saturarsi fino a diventare cieco anche verso il guasto alternato, l’unico che dovrebbe vedere. Il tipo si sceglie in base alle caratteristiche del circuito, ai carichi elettronici collegati, al progetto e alle istruzioni del costruttore dell’apparecchio: è una decisione del progettista o dell’installatore, non un’etichetta valida per tutte le cucine.
Un differenziale che scatta «senza motivo» in cucina merita quindi una verifica sul tipo installato, prima che sull’elettrodomestico sospettato.
C’è poi una soglia che riguarda da vicino chi passa all’induzione. Nel domestico il progetto redatto da un professionista iscritto all’alboè richiesto quando la potenza impegnata supera 6 kW oppure quando la superficie supera 400 m² (DM 37/2008, art. 5 c. 2). I 200 m² che si leggono spesso riguardano attività produttive, commercio e terziario, non la casa. Il punto pratico è che l’aumento di potenza deciso per il piano a induzione può essere proprio ciò che fa scattare l’obbligo: va messo in conto prima, non dopo aver firmato l’ordine.
Ecco i valori che governano una cucina, con la colonna che di solito manca: da dove vengono.
| GRANDEZZA | VALORE | DOVE È FISSATO |
|---|---|---|
| Sezione di ventilazione | St = K × Q, con K = 6 cm²/kW | UNI 7129-2, punto 7 |
| Sezione netta minima di ogni apertura | 100 cm² | UNI 7129-2, punti 7 e 9 |
| Aerazione, quota del filo inferiore | ≥ 1,80 m dal pavimento | UNI 7129-2, punto 8 |
| Ventilazione, quota del filo inferiore | ≤ 300 mm dal pavimento | UNI 7129-2, punto 8 |
| Maggiorazione per estrattore | +140 / +280 / +420 cm² fino a 50 / 100 / 150 m³/h | UNI 7129-2, punto 7 |
| Velocità dell’aria in ingresso | < 1 m/s | UNI 7129-2, punto 7 |
| Aerazione realizzata con condotto | ≥ 1,5 volte la sezione non canalizzata, e comunque ≥ 150 cm² | UNI 7129-2, punto 9.2.1 |
| Malta sopra il tubo gas sottotraccia | 20 mm, che scendono a 15 mm con la guaina | UNI 7129-1, punti 4.5.5.4 e 4.5.5.5 |
| Distanza massima del tracciato gas dagli spigoli | 200 mm, posa obliqua vietata | UNI 7129-1, punto 4.4.2.5 |
| Guaina nelle pareti in laterizio forato | diametro interno ≥ diametro esterno del tubo + 10 mm | UNI 7129-1, punto 4.5.5.5 |
| Flessibili inox a parete continua | controllo visivo, nessuna scadenza prevista | UNI 7129-1, punto 7.3 |
| Soglia del progetto da professionista, impianto gas domestico | 50 kW di portata termica | DM 37/2008, art. 5 c. 2 lett. g) |
| Soglia del progetto da professionista, impianto elettrico domestico | potenza impegnata > 6 kW oppure superficie > 400 m² | DM 37/2008, art. 5 c. 2 |
| Zona 2 di un locale con vasca o doccia | 0,60 m oltre la zona 1, fino a 2,25 m di altezza | CEI 64-8, Sezione 701 |
| Differenziale in zona 3 di un bagno | Idn ≤ 30 mA | CEI 64-8, Sezione 701 |
| Distanza minima presa–lavello o presa–piano cottura in cucina | nessun valore prescritto | buona pratica installativa: non è nella CEI 64-8 |
| Sanzione per la mancata dichiarazione di conformità | 100 € – 1.000 € | DM 37/2008, art. 15 c. 1 |
| Sanzione per le altre violazioni del decreto | 1.000 € – 10.000 € | DM 37/2008, art. 15 c. 2 |
I valori della UNI 7129 valgono per apparecchi alimentati da rete con portata termica nominale massima non superiore a 35 kW: il caso di una cucina domestica. Il dimensionamento lo fa l’installatore che poi firma — non è un’operazione fai-da-te — ed è il motivo per cui il calcolo va chiesto prima di ordinare i mobili.
Scarichi e attacchi: cosa cambia se sposti la cucina dalla colonna
Cambia la quota, e la quota non si tratta. Lo scarico va per gravità: la pendenza si ricava nello spessore fra la braga sulla colonna e il pavimento finito, e quello spessore è quello che è. Più allontani il lavello, più quota consumi — e in una palazzina anni ’70 il margine è di pochi centimetri.
Da qui il caso più frequente, l’isola. Il piano di cottura si sposta con relativa libertà; il lavello no, perché si porta dietro lo scarico. La quota va misurata prima di decidere dove sta l’isola, non dopo che il disegno è stato approvato in negozio.
Sul piano amministrativo il titolo dipende dall’insieme delle opere, non dalla singola lavorazione. La riparazione, l’integrazione e il rinnovamento degli impianti idrico-sanitari e di scarico possono rientrare nell’edilizia libera quando restano manutenzione ordinaria; la CILA diventa necessaria quando l’intervento nel suo complesso configura manutenzione straordinaria — ed è il caso tipico quando si spostano gli scarichi o si integrano nuovi servizi. La valutazione spetta al tecnico incaricato: quale pratica serve per ristrutturare si decide sulla planimetria, non sul preventivo. Rifare l’elettrico resta edilizia libera se è rinnovo di un impianto esistente, ma il DM 37/2008 e la dichiarazione di conformità restano obbligatori in entrambi i casi. E se lo scarico è su una colonna comune, l’art. 1122 del codice civile vieta al condomino le opere che rechino danno alle parti comuni.
Sui costi c’è un dato che aiuta a leggere qualunque preventivo: «punto acqua» e «spostamento della colonna di scarico» non esistono come voci del Prezzario dei Lavori di Regione Toscana 2026. Sono convenzioni commerciali. Il Prezzario dei Lavori di Regione Toscana 2026, sezione Firenze prezza la tubazione multistrato Ø 16–32 mm a 9,94 € – 28,35 €/m. Le rilevazioni dei portali di preventivi collocano l’impianto idraulico di una cucina da due o tre punti acqua fra 800 € e 1.500 € in 2 – 4 giorni lavorativi: sono medie di mercato dichiarate dagli operatori, non un dato istituzionale, e vanno lette come ordine di grandezza. Chi legge un preventivo conta i punti, non i metri quadri.
Una precisazione che serve a leggere qualunque confronto: il Prezzario regionale è redatto per i lavori pubblici. Per un lavoro privato non è un tariffario obbligatorio, ma un riferimento tecnico costruito con metodo dichiarato — ed è per questo che citarne le voci rende due preventivi confrontabili, mentre un totale non lo rende mai.
Ma la differenza vera non è fra due imprese: è fra fare la stessa cosa a muro aperto o a cucina montata.
| LAVORAZIONE | A MURO APERTO | A CUCINA MONTATA: COSA SI AGGIUNGE |
|---|---|---|
| Un punto presa in più sul piano di lavoro | 58,97 € cadauno da prezzario (07.I05.155.100), opere murarie escluse | Rimozione del rivestimento a 10,74 €/mq, traccia e ripristino a 8 € – 15 €/m più 5 € – 10 €/m, stuccatura a 5,16 €/mq, e la composizione da scostare |
| Un punto luce sottotraccia sopra il piano | 44,74 € cadauno (07.I05.155.001) | Le stesse lavorazioni, più la ritinteggiatura dell’intero locale: una ripresa parziale sulla parete si vede sempre |
| Attacco per la lavastoviglie | 140,18 € cadauno (06.I01F.500.001) | 70 € – 150 € di spostamento a punto, tracce e ripristini, e la base da smontare e rimontare |
| Linea dedicata per il piano a induzione | Dentro il rifacimento dell’impianto, senza opere aggiuntive | Verifica del montante dal contatore al quadro, eventuale sostituzione, e la pratica di aumento di potenza con il distributore |
I valori da prezzario sono IVA esclusa e comprendono fornitura, posa, cassetta di derivazione, morsetti e conduttori; escludono opere murarie, frutti di pregio e corpi illuminanti. Le voci di mercato sono forbici larghe. Solo un sopralluogo fornisce una stima reale. Qui si parla soltanto di ciò che resta dentro il muro: i costi reali di una cucina rifatta da zero sono un’altra partita.
📐 Non sai se il tuo impianto regge il piano a induzione? Le variabili sono diverse e si valutano insieme: potenza disponibile al contatore, sezione e tipo di posa delle condutture, protezioni e quadro, lunghezza delle linee e caduta di tensione, stato del montante, istruzioni del costruttore del piano. Il montante è il primo rilievo che facciamo entrando, non l’unico.
Induzione: la domanda va fatta al distributore, non al cucinista
Non serve per forza salire a 6 kW. I piani a induzione hanno una funzione di power management che limita l’assorbimento complessivo, e con quella si resta anche a 3 kW; il gradino intermedio più richiesto è 4,5 kW. La potenza contrattuale però non si sceglie a tavolino: si definisce dopo un’analisi dei carichi e delle abitudini d’uso, e deve restare compatibile con le istruzioni del piano e con l’impianto esistente. La domanda vera non è quanti kilowatt, ma cosa c’è fra il contatore e il quadro.
Perché il collo di bottiglia è il montante. L’aumento di potenza è una pratica commerciale che si chiude in un paio di settimane, ma un montante in 2,5 mm² posato negli anni ’70 con 6 kW è al limite o oltre. Vanno verificati prima sezione del cavo, stato dell’isolante e continuità del conduttore di protezione: la stessa verifica che regge il passaggio all’induzione e impianti a bassa temperatura.
Il piano vuole poi un circuito dedicato. L’errore tipico è collegarlo al circuito prese «perché tanto uso due fuochi»: un conduttore sottodimensionato lavora in sovraccarico e il punto che ne risente per primo è la morsettiera dietro il piano, la parte che scalda di più e l’unica che nessuno ispeziona mai. Portata e sezione dipendono anche dal metodo di posa, dalla lunghezza, dalla temperatura ambiente, dal raggruppamento dei cavi e dalla caduta di tensione ammessa. La sezione del cavo la danno il libretto del costruttore e il calcolo dell’installatore sul tuo tipo di posa — non un blog, che non sa com’è infilato il tuo tubo.
E il foro? Se il gas esce di casa, la UNI 7129 non si applica più. Restano i requisiti igienico-edilizi comunali, che sono un’altra cosa: il Regolamento Edilizio del Comune di Firenze chiede per gli spazi cottura aerazione naturale diretta di almeno 1/8 della superficie e una gola di tiraggio con sbocco in copertura.
Attenzione al perimetro, però, perché è lì che nascono gli allarmismi. Il Regolamento individua un campo di applicazione preciso per questi parametri — nuova costruzione, ricostruzione con diversa sagoma, interventi con cambio di destinazione o frazionamento verso una destinazione di maggior pregio — e su una ristrutturazione che non frazioni e non cambi destinazione la situazione va valutata caso per caso. Se sei tenuto o meno a rispettarli lo stabilisce il tecnico incaricato sul singolo intervento, leggendo la planimetria e la classificazione dell’immobile: non è una regola che si applica a occhio.
Come lo affrontiamo: intervento tipo
Situazione di partenza: appartamento in palazzina anni ’70 a Gavinana, quinto piano con ascensore, 95 mq di cui 14 di cucina. Una coppia sui quarant’anni con un figlio adolescente, cucina già ordinata con piano a induzione e consegna fissata.
Come interveniamo:
- Rilievo del quadro e lettura della sezione del montante, con verifica della continuità del conduttore di protezione.
- Linea dedicata dal quadro al piano, con protezione differenziale scelta in base al progetto e alle indicazioni del costruttore del piano, e sostituzione dei tipi AC ancora presenti.
- Revisione del quadro e della potenza impegnata, con la pratica di aumento verso il distributore.
- Spostamento dello scarico del lavello di 1,8 m, rifacimento della pendenza e nuovo attacco per la lavastoviglie.
- Chiusura delle tracce, ripristino murario e riprese di tinta.
- Dichiarazione di conformità e deposito allo Sportello Unico per l’Edilizia.
Risultato: 9 giorni lavorativi. Costo indicativo: 4.900 €.
La cucina era già ordinata quando è emerso che l’induzione chiedeva una linea dedicata e più potenza: la posizione dell’isola è stata rivista dopo, non prima. Nell’ordine inverso sarebbe costata meno.
Esempio ricostruito su lavorazioni ricorrenti nei nostri cantieri. I valori sono stime indicative, non un preventivo: solo un sopralluogo fornisce un numero reale.
Chi firma cosa: la DiCo, e il mito del rogito
Firma l’impresa installatrice, non tu e non il tuo tecnico. Il DM 37/2008 le impone di rilasciare la dichiarazione di conformità a fine lavori e di depositarla allo Sportello Unico per l’Edilizia del Comune, che ne inoltra copia alla Camera di Commercio. Le sanzioni stanno su due fasce: 100 € – 1.000 € per l’obbligo di dichiarazione, 1.000 € – 10.000 € per gli altri.
C’è però una conseguenza che pesa più della sanzione, e riguarda te che commissioni i lavori: affidare gli impianti a un’impresa abilitata è un obbligo del committente (art. 8) ed è la condizione senza la quale la documentazione prevista dal decreto non si ottiene. Chi non poteva firmare non ti lascia una dichiarazione utilizzabile, e le conseguenze le porti tu. Tre articoli, tre conseguenze pratiche:
- Art. 9, agibilità: il certificato è rilasciato previa acquisizione della dichiarazione. Se frazioni o cambi destinazione, senza quelle carte non esce.
- Art. 11, deposito: la copia depositata in Comune ha valore di archivio, ed è la prima via da tentare quando il documento è sparito.
- Art. 12, cartello di cantiere: l’impresa affigge i propri dati e, dove è previsto il progetto, il nome del progettista dell’impianto.
E al rogito? Qui va detta una cosa che quasi nessuno dice. L’art. 13 del DM 37/2008, quello che imponeva di allegare la dichiarazione agli atti di trasferimento immobiliare, è abrogato dal 2008: non esiste un obbligo di legge di allegarla, e la sua mancanza non rende nullo il rogito. Su 11 pagine lette che trattano conformità e compravendita, otto lo dicono correttamente, due scrivono l’opposto, una si contraddice. Nessuna nomina l’articolo, e sulle pagine dedicate alla cucina il punto non compare mai.
Il documento però serve, per ragioni più solide dell’obbligo formale. È documentazione contrattuale: quando manca si finisce in una clausola di manleva o in una riduzione di prezzo. Serve al distributore, e qui non è prassi commerciale ma testo di legge: l’art. 8 c. 3 del DM 37/2008 prevede che la documentazione sia consegnata «nel caso di richiesta di aumento di potenza impegnata a seguito di interventi sull’impianto, o di un aumento di potenza che senza interventi sull’impianto determina il raggiungimento dei livelli di potenza impegnata di cui all’articolo 5, comma 2 o comunque, per gli impianti elettrici, la potenza di 6 kW». È esattamente ciò che ti occorre se passi all’induzione. Serve infine per l’agibilità e nella locazione, ai sensi degli artt. 1575 e 1578 c.c.
Un acquirente accorto lo pretende comunque, e ha ragione: la legge non lo obbliga, la prudenza sì. Vale la pena sapere come realizziamo gli impianti certificati prima di scegliere chi li tocca.
A fine lavori consegniamo una cartella, non una stretta di mano. Dentro ci sono la dichiarazione di conformità di ogni impianto toccato con la ricevuta di deposito allo Sportello Unico, gli schemi di quanto è passato sotto traccia con le fotografie del tracciato, le schede tecniche dei materiali e i formulari di smaltimento. EDIL TB è certificata ISO 9001 e ISO 45001: le verifiche non restano nella memoria del capocantiere, diventano registrazioni. Quella cartella resta a te, e serve il giorno in cui cambi il contatore o vendi.
Prima gli impianti, poi la cucina
L’ordine sbagliato costa più di qualunque materiale. Si sceglie il modello, si firma l’ordine, si fissa la consegna, e solo allora si scopre che il piano vuole una linea che non c’è e che il lavello è a tre metri dalla colonna. Ogni scelta diventa un ripiego, e la stessa lavorazione si paga due volte.
L’altra cosa da portarsi via è di non farsi spaventare dai numeri sbagliati. La distanza minima fra presa e lavello non sta nella CEI 64-8: è buona pratica, e come tale si discute in progetto. Le aperture del gas invece si calcolano — 6 cm²/kW, minimo 100 cm² per apertura, più la cappa — e lì non c’è margine di opinione. Distinguere quale delle due è quale è, in pratica, tutta la differenza.
Un sopralluogo tecnico finisce su carta: si apre il quadro, si legge la sezione del montante, si misura la quota per lo scarico, si contano i punti. Ricevi un elenco di voci con le quantità, non un numero al telefono.
📞 055 52 77 258 📧 info@ediltb.pro
Se vuoi farti fare lo schema degli attacchi prima della consegna, manda la planimetria con le misure. Rispondiamo entro 24 ore. Operiamo su Firenze, Scandicci, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Empoli, Prato e tutta la Toscana.
F.A.Q.
Dipende da quanti punti, non da quanti metri quadri. Le rilevazioni dei portali danno il rifacimento dell’impianto elettrico a 70 € – 130 €/mq di appartamento, ma è una forbice larga e le fonti si scostano fra loro quasi del doppio. Il riferimento solido è il Prezzario di Regione Toscana 2026, che prezza il punto: 44,74 € un punto luce sottotraccia, 58,97 € un punto presa, IVA e opere murarie escluse. Conta i punti del tuo preventivo.
In parte. Una cappa a evacuazione forzata verso l’esterno può assolvere alla funzione di aerazione, ma non azzera la ventilazione: quella si annulla solo se ricorrono tutte le condizioni previste dall’Appendice A della UNI 7129-2. Una cappa a ricircolo non vale mai, perché non manda niente fuori. E se in cucina c’è un apparecchio di tipo B, la cappa aumenta la sezione richiesta invece di ridurla.
Da tre a sei giorni lavorativi per la sola parte impiantistica, secondo le rilevazioni di mercato: 1 – 2 giorni per l’impianto gas, 2 – 4 giorni per l’idraulico da due o tre punti acqua. Ma sono i giorni dell’idraulico e dell’elettricista, non del cantiere: vanno aggiunti l’apertura delle tracce, i ripristini murari e le riprese di tinta, che hanno tempi propri e non si comprimono.
Prima l’accesso agli atti. Il DM 37/2008 prevede il deposito della dichiarazione presso lo Sportello Unico per l’Edilizia del Comune, e quell’archivio è la via più economica per recuperare un documento perduto. Se il documento non è mai esistito, la strada residua è la dichiarazione di rispondenza, che ha requisiti sul tecnico e limiti sull’epoca dell’impianto: vanno verificati caso per caso con un professionista abilitato, non dati per scontati.